Santa Maria di Leuca

Il bello dell'entroterra

Santa Maria di Leuca è il culmine del Salento. Alle sue spalle c’è un territorio ricco di tesori, tra storia e natura: piccoli ma eleganti borghi, masserie circondate da uliveti, sentieri stretti tra muretti a secco, antiche “pajare”. Per conoscere l’entroterra di Leuca, basta solo fare pochi chilometri, imboccando la fitta rete di strade che caratterizza il Salento.

I due cuori di Castrignano

Castrignano del Capo ha due cuori: il primo pulsa in piazza San Michele dominata dalla chiesa madre, ricostruita sulle macerie di quella distrutta dal terremoto del 1743. L’altro cuore di Castrignano è dall’altra parte del paese, in piazza delle Rimembranze. Un arco senza porte apre quello che, a prima vista, è un palazzotto come tanti: un’insegna indica Borgo Terra. L’androne è un viadotto per il Medioevo, verso il nucleo abitativo più antico, un casale a mo’ di quadrilatero, ogni lato lungo 60 metri, per difendere gli abitanti dalle tante incursioni di briganti e saraceni. Piccoli interventi di adattamento non hanno intaccato l’originaria struttura che affascina con le sue porticine, le finestrelle, gli ortali o i cunicoli dabbasso che celano frantoi ipogei.

Solo una strada e un boschetto separano Castrignano da Salignano, nota per la torre di difesa del 1550, dal color latte e miele del carparo, a pianta circolare, larga 20 metri e alta 15. Da vedere anche la chiesa madre di Sant’Andrea di fine ’700, con altari barocchi e tele di modesto pregio.

A nord, superata Patù, si trova l’altra frazione di Castrignano. Conta neanche seicento abitanti, Giuliano di Lecce, e una storia antica, il cui primo capitolo fu scritto da tal Julianus, centurione romano che la fondò. Al centro storico si accede dalla porta di piazza San Giuliano, lungo le mura difensive erette nel XVII secolo. La statua di pietra rosea del santo dà le spalle al castello cinquecentesco, avvolto dal fascino misterioso dell’originaria architettura militare, due torrioni ai lati, cortine e quattro alti bastioni.

A pochi passi da qui, via Regina Elena presenta il monumento più antico del paese, il menhir Mensi, di 2,34 metri in carparo, sormontato dal curioso “cappello”. Tra le viuzze spiccano singolari smorfie: sono quelle che, dal 1609, sbeffeggiano i passanti e scacciano influenze maligne dalla loggia degli sberleffi, 15 figure atropopaiche dal terrifico ghigno, scolpite nella pietra di un’abitazione privata di via D’Azeglio.

Il volto antico del borgo

Gagliano del Capo ha un volto antico affascinante, legato alle vicende dei suoi feudatari, con mura fortificate e castello. In piazza Immacolata la cappella dell’antica confraternita fa compagnia alla colonna dell’Immacolata eretta nel 1825, secondo monumento simbolo del paese, coetaneo del primo, la colonna di San Rocco, messa di fronte per una scelta urbanistica che li volle ai capi opposti del corso Umberto I. Il centro storico incasella piccoli abituri, imponenti palazzi e case in architettura tipicamente tardomedievale, che valgono bene una lenta e attenta passeggiata.

Il bello di Leuca Piccola

Barbarano del Capo è solo una piccola frazione di Morciano di Leuca, un borgo carico di storia conosciuto anche come “Leuca piccola”. Il complesso di Santa Maria di Leuca del Belvedere era una tappa obbligata per i pellegrini, giunti alle porte di Finibusterrae. Fuori dal santuario, resta qualcuna delle arcate che ospitavano imercanti e, al centro, un ampio portale. La chiesa è di fine Seicento, esatta riproduzione della basilica di Leuca com’era nel 1685. Nel piazzale, proprio a sinistra della porta, c’è incastonata una singolare lapide con le “10 P”, saggio acronimo per avvertire che “Parole Poco Pensate Portano Pena Perciò Prima Pensate Poi Parlate”.

A Barbarano ci sono anche le “vore”, la “piccola” e la “grande”, facilmente raggiungibili, grandi voragini nel terreno in cui affluiscono naturalmente le acque piovane, oggi recintate, ma dal fascino immutato, vere opere d’arte della natura.

Tra Centropietre e Messapi

A Patù cattura l’attenzione del “pellegrino” la chiesa di San Michele Arcangelo, sorta nel 1564 con la sua facciata tardo-rinascimentale. Dalla rinnovata pavimentazione della piazza sbocciano come tanti piccoli pozzi, le finestrelle dai cui vetri s’intravedono i granai ipogei. A poche centinaia di metri dal centro, ecco le Centopietre, la “maraviglia archeologica della provincia di Lecce” secondo la definizione ottocentesca dell’archeologo parigino Françoise Lenormant. Cento, per l’appunto, sono i grossi blocchi di Vereto che servirono alla costruzione di questo singolare monumento funebre per il generale Geminiano che, inviato dai cristiani al campo dei mori come messaggero di pace, fu barbaramente ucciso nell’877. Di fronte si erge la chiesa di San Giovanni Battista, tipico esempio d’arte romanica pugliese. A breve distanza c’è l’antica Vereto messapica che domina la piana e il vicino mare dall’alto di una collina, dalla cui distruzione e fuga dei sopravvissuti nacque Patù.